Cenni sulla vegetazione e sulla fauna

Per quanto riguarda gli aspetti legati alla vegetazione del territorio delle Prealpi, c’è innanzitutto da premettere che questo ambiente non nasce come esclusiva evoluzione spontanea, ma è stato fortemente condizionato dalla presenza dell’uomo e dalla sua azione durante i secoli attraverso modifiche spesso sostanziali. L’esistenza di vecchi ruderi ormai ricoperti dalla vegetazione, così come i muri di confine che separano le vecchie proprietà destinate all’alpeggio, sono la testimonianza di un passato fatto di verdi pascoli, su cui oggi spesso la boscaglia ha avuto il sopravvento. Volendo fornire qualche cenno sull’aspetto vegetazionale della dorsale Monte Cesen – Col Visentin, possiamo identificare tre fasce legate all’altitudine:
la prima, detta fascia a coltivi, si estende all’incirca a partire da quota 150 m fino a 250 m ed è costituita da colline quasi integralmente coltivate a vite. Tale fascia riguarda un territorio posto tra Valdobbiadene e Conegliano e si inserisce nelle denominazioni DOC e DOCG legate alla produzione del Prosecco. Nelle aree pianeggianti troviamo invece la presenza del mais.

Tra le quote di 250 e 900 metri si identifica la cosiddetta fascia a bosco. Essa rappresenta l’area di maggior ricchezza di vegetazione, ed essendo assai estesa, va necessariamente suddivisa in ulteriori settori. Distinguiamo quindi:
Zona 1 (tra 250 e 500 metri): è caratterizzata dalla presenza del carpino nero, pianta molto diffusa e generalmente utilizzata come combustibile. In misura minore troviamo la quercia, il tiglio e l’acero.
Zona 2 (tra 450 e 550 metri): è una zona di sovrapposizione tra la zona 1 e la zona 3, in quanto vi è la presenza combinata delle specie a esse riferite, quindi del carpino nero e del castagno, oltre che della betulla e delle prime conifere. Per questo motivo è detta “di transizione”.
Zona 3 (tra 500 e 850 metri): è la zona dove il castagno trova la sua ideale collocazione. Questa specie fin dall’antichità è stata utilizzata dall’uomo per svariati impieghi. Oltre alla produzione del legname, ha rappresentato e rappresenta tuttora un’importante risorsa alimentare, grazie al suo frutto che è valorizzato particolarmente nell’area di Combai, dove esiste uno specifico consorzio di tutela, l’Associazione Produttori del Marrone di Combai.
Zona 4 (tra 800 e 950 metri): qui troviamo il faggio e le conifere. Va detto che in questa importante fascia non si riscontra la distribuzione omogenea di queste due tipologie, ma vi è la presenza di una o dell’altra a seconda dell’area in esame. Per esempio alcune zone sono caratterizzate dalla prevalenza del faggio, altre invece sono occupate solo da conifere, altre ancora vedono l’alternarsi delle due tipologie mescolate tra loro. Il faggio, come il carpino, è anch’esso utilizzato come combustibile, oltre che adatto a lavori di tornitura. Le conifere sono rappresentate in maggioranza dall’abete rosso, dal pino mugo e dal larice.
Zona 5: comprende i rimboschimenti, distribuiti su diverse fasce altitudinali, e si distingue dal bosco spontaneo in quanto sono facilmente identificabili delle aree ben delimitate e composte quasi sempre da una singola specie, normalmente abete rosso, a testimonianza dell’azione dell’uomo.

La terza fascia, detta fascia prativa, è caratterizzata dalla presenza di pascoli di malga, che partono all’incirca da 900 metri e si estendono fin oltre i 1000 metri. Sono uniformemente distribuiti e costituiti da zone prive di cespugli. Questa fascia si distingue dai prati incolti, che si trovano normalmente a quote più elevate, spesso originati da vecchi pascoli in disuso. In questi prati abbandonati frequente è la presenza di arbusti, come la rosa canina, il lampone, il nocciolo, il rovo, il ginepro e il corniolo, che vi trovano l’habitat ideale. Infine, per quanto riguarda la parte più orientale delle Prealpi trevigiane, ossia quella coincidente con il limite sud-ovest dell’altopiano del Cansiglio, troviamo alcune differenze sostanziali rispetto a quanto appena descritto. Infatti, mentre nelle sue pendici meridionali la distribuzione delle varie specie segue esattamente tutto ciò che è stato analizzato per la dorsale Monte Cesen – Col Visentin, all’interno, nel cosiddetto “catino del Cansiglio”, la successione si inverte e pertanto abbiamo la presenza della fascia prativa 900 e 1000 metri, dell’abete rosso tra 1000 e 1200 metri e, infine, la quota tra 1200 e 1500 metri è occupata dal faggio.

Per quanto riguarda la fauna, vi è una discreta presenza di mammiferi selvatici in tutto il territorio delle Prealpi, nonostante nel passato l’uomo per motivi di approvvigionamento alimentare abbia influito non poco sugli equilibri e alcune specie si siano ormai estinte. La particolare conformazione vegetativa della fascia pedemontana, caratterizzata dalla presenza di ampie radure alternate a boschi poco fitti, costituisce l’ambiente ideale per il capriolo, normalmente presente dai 400 metri in su, ma che non è raro incontrare anche a fondovalle, in cerca di cibo. Ben diversa la situazione del cervo nobile, che negli ultimi decenni ha visto un’autentica esplosione numerica, specialmente nel Cansiglio. Questo grande cervide vive a quote più elevate rispetto al capriolo e pertanto lo troviamo attorno agli 800-1000 metri. Anche il cinghiale è abbastanza diffuso e non è raro incontrare porzioni di prato devastate dalla sua innata azione di scavo.

Per quanto riguarda i carnivori, si constata una discreta presenza della volpe, mentre, tra i mustelidi, si segnalano il tasso, la faina e, più raramente, la martora. Tra i roditori, vi è una diffusa presenza dello scoiattolo, il cui habitat ideale è rappresentato dalle foreste di conifere, e il ghiro, che nei periodi di maggiore espansione numerica può creare seri danni agli alberi in foresta. Egli predilige l’ambiente boschivo, a quote tra i 600 e i 1500 metri, e spesso tende a occupare il sottotetto delle casere abbandonate. Infine è da ricordare la lepre comune, riscontrabile particolarmente in aree pianeggianti e praterie. Buona anche la presenza dell’avifauna in tutto il territorio delle Prealpi. Relativamente alla fascia di fondovalle connessa ai bacini lacustri, si segnalano quelle specie caratteristiche dell’ambiente acquatico, come il germano reale, l’alzavola, la folaga, la gallinella d’acqua e il gabbiano reale. Nella fascia coltivata, a quote comprese tra 200 e 500 metri, vivono il verdone, lo storno, il colombo, il merlo, l’allodola, l’averla, la ballerina bianca, la passera, la gazza e la quaglia.

Nella zona boschiva tra 500 e 1000 metri trovano il loro ambiente ideale il lucherino, il frosone, il fagiano, il fringuello, il tordo, l’usignolo, il cardellino, la passera, il rigogolo, il picchio verde, il merlo, il cuculo e la tortora. Nelle aree aperte a 1000 metri e oltre, sono presenti la poiana, il gheppio, il lodolaio, l’aquila reale, il corvo imperiale, il gracchio, lo stiaccino, l’allodola, il culbianco, la coturnice e la rondine montana. Tra gli uccelli notturni, sono da ricordare la civetta, l’allocco e il gufo comune. Concludendo con alcune citazioni legate alla cosiddetta “fauna minore”, si segnala la presenza di rettili come la vipera comune, il biacco, il colubro liscio, l’orbettino, la lucertola e il ramarro. Tra gli anfibi, da ricordare il rospo comune, la rana montana, la salamandra pezzata e il tritone di montagna. Nei corsi d’acqua corrente, la comunità ittica è composta essenzialmente da pesci come la lampreda di Zanandrea, il barbo, la sanguinerola e la trota marmorata, mentre nei laghi vivono il persico, la tinca, la carpa, l’anguilla e il luccio.